Il corso per lavoratori sulla parità di genere si articola attorno a quattro aree tematiche principali, tutte finalizzate a rendere l’ambiente di lavoro più sicuro e inclusivo.
La Parità di Genere.
Inquadra l’argomento partendo dal principio costituzionale di pari dignità sociale e uguaglianza davanti alla legge, senza distinzione di sesso o condizioni personali. In questo contesto, viene approfondita la prassi di riferimento UNI/PdR 125:2022, che stabilisce un Sistema di Gestione per la parità di genere basato su azioni concrete e misurabili.
L’adeguamento a tale prassi richiede l’adozione di una Politica di parità formale, un Piano strategico per colmare i gap esistenti, procedure neutre di selezione e gestione delle carriere, un Piano di prevenzione di ogni forma di abuso/molestia, e l’impegno a ridurre il gender pay gap (disparità salariale) sotto il 10% a parità di mansione. L’obiettivo 5 dell’Agenda 2030, che mira a eliminare la discriminazione, valorizzare il lavoro di cura non retribuito e garantire la piena partecipazione femminile nella leadership politica ed economica, fornisce il quadro internazionale, ed il corso presenta anche la situazione del Gender Gap in Italia, dove si evidenziano ritardi nella partecipazione economica e nell’equità retributiva nonostante i buoni risultati nell’istruzione terziaria,.
Stereotipi e Pregiudizi Inconsci (Unconscious Bias).
Definisce lo stereotipo di genere come un insieme di aspettative rigide su cosa uomini e donne “dovrebbero” essere o sentire, e il pregiudizio inconscio come un’associazione mentale automatica che, pur essendo una scorciatoia mentale, può portare a decisioni errate nel mondo del lavoro. Tali stereotipi possono manifestarsi nel dare per scontato che solo gli uomini debbano usare macchinari complessi o che solo le donne debbano sbrigare attività di ufficio non inerenti al ruolo (es. prendere appunti), creando un “Doppio Legame” in cui le donne leader sono percepite come “aggressive” o “fredde” se competenti.
Linguaggio inclusivo.
Sottolinea come le parole non si limitino a descrivere la realtà ma la costruiscano, rendendo visibile o invisibile la presenza dei colleghi. Si incoraggia l’abbandono del “maschile sovraesteso” (es. “Buongiorno a tutti” in una stanza prevalentemente femminile) a favore dell’uso di termini collettivi neutri (es. “il personale”, “il Team”) e l’uso del femminile per i ruoli professionali (es. l’ingegnera, la direttrice) per riconoscere l’identità femminile nel potere.
Si mettono in guardia contro le micro-aggressioni (frasi che nascondono pregiudizi), e l’utilizzo di linguaggio rude o battute sessiste nei luoghi di lavoro.
Violenza e Molestie.
Tratta la violenza e le molestie sul lavoro, che possono essere di natura fisica o psicologica e possono avvenire sia sul posto di lavoro che attraverso comunicazioni digitali. La UNI/PdR 125 definisce la molestia come un comportamento indesiderato che crea un ambiente offensivo, umiliante o degradante, chiarendo che non è l’intenzione del molestatore a contare, ma l’impatto percepito dalla vittima.
Il D. Lgs. n. 81/2008 impone al datore di lavoro di valutare i rischi connessi alle differenze di genere e adottare misure preventive contro la violenza. In caso di necessità, si può segnalare l’accaduto al datore di lavoro, all’HR, al Medico Competente, o tramite il canale del Whistleblowing ed è fondamentale che i colleghi non si voltino dall’altra parte, intervenendo se possibile o segnalando l’evento per sostenere la vittima.