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Rischio aggressione, molestie e violenze nei luoghi di lavoro.

3 Aprile 2025/Sicurezza

Fenomeno diffuso, in crescita e sottovalutato.

L’INAIL evidenzia che negli ultimi decenni, le attività lavorative sono spesso accompagnate da molestie e violenze.

Questi episodi possono derivare da dinamiche di potere tra datori di lavoro e dipendenti o da fattori esterni, come le aggressioni al personale sanitario e ai lavoratori del terziario a contatto con il pubblico.

Il report “Non staremo al nostro posto”, presentato da We World il 25 novembre 2024 in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, include un sondaggio Ipsos su 1.100 lavoratori italiani. L’indagine evidenzia che le forme di violenza più diffuse sono la violenza verbale (56%), il mobbing (53%) e l’abuso di potere (37%), mentre la violenza fisica (10%), lo stalking (6%) e la violenza online (2%) risultano meno frequenti. Inoltre, il 60% dei lavoratori conosce episodi di violenza nel proprio ambiente lavorativo, e il 42% ne è stato testimone o vittima.

Il report sottolinea anche l’impatto delle microaggressioni e degli atteggiamenti sessisti, spesso percepiti come sottili ma comunque dannosi. Più di 7 persone su 10 hanno assistito o subito almeno una microaggressione, e quasi 6 su 10 ne sono state vittime, con un’incidenza maggiore tra donne (64%) e giovani lavoratori (68% tra i 20 e i 34 anni).

Le violenze sul lavoro hanno impatti devastanti sulla salute mentale e fisica delle vittime. Il 37% delle donne ha sperimentato burnout, mentre ansia, depressione e stress sono conseguenze comuni. Molti lavoratori sono costretti ad abbandonare il proprio impiego: il 25% ha dato le dimissioni e il 14% è stato licenziato dopo aver subito violenze.

Secondo l’Agenzia europea per la salute e sicurezza sul lavoro (EU-Osha), il 4% della popolazione attiva ha subito violenza fisica sul lavoro, sebbene il numero reale sia probabilmente più alto a causa della scarsa propensione alla denuncia. L’Istat, nel report “Le molestie: vittime e contesto” (luglio 2024), indica che tra il 2019 e il 2021, il 4,2% delle donne e l’1% degli uomini ha subito molestie sessuali sul lavoro, con un forte aumento nel 2022-2023 (13,5% per le donne, 2,4% per gli uomini).

Le aggressioni e violenze sul posto di lavoro sono in crescita, con i lavoratori a contatto con il pubblico tra i più esposti, ma anche i colleghi all’interno delle aziende ne sono coinvolti. Nel 2023, gli infortuni riconosciuti legati a violenze e minacce sono stati 6.813, il dato più alto dopo il 2019, con un incremento dell’8,6% rispetto al 2022. L’aumento è più marcato per le donne (+14,6%) rispetto agli uomini (+3,8%), portando l’incidenza femminile al 48% nel 2023.

Il 61% delle aggressioni è causato da persone esterne all’azienda, come nel caso di rapine o attacchi a personale sanitario e autisti, mentre il resto deriva da conflitti tra colleghi. Le lavoratrici colpite hanno in media un’età più elevata rispetto agli uomini, con il 40% di loro over 50, circa 8 punti percentuali in più rispetto ai colleghi maschi.

Sanità, trasporti e sicurezza: i settori più colpiti dalle aggressioni sul lavoro.

La maggior parte degli infortuni per violenze e aggressioni sul lavoro riguarda il settore Industria e servizi (90%), seguito dai dipendenti pubblici del Conto Stato (9%) e dall’Agricoltura (1%).

Tra i settori più a rischio, il 43% degli episodi si verifica nella Sanità e assistenza sociale, seguita da Trasporto e magazzinaggio (15%) e Noleggio e servizi di supporto alle imprese (10%). Per le donne, l’impatto è particolarmente elevato: il 70% delle aggressioni femminili avviene nella Sanità.

Le categorie professionali più colpite variano a seconda del settore:

  • Sanità: le vittime principali sono infermiere e operatori sociosanitari (oltre 80% donne).
  • Trasporti: l’80% delle vittime sono uomini, prevalentemente conducenti di veicoli e capi treno.
  • Sicurezza e vigilanza: gli uomini rappresentano l’84% dei casi.
  • Pubblica amministrazione: i vigili urbani subiscono l’80% delle aggressioni.
  • Scuola: le insegnanti, in particolare della scuola primaria, rappresentano quasi il 90% degli infortuni nel settore.
  • Commercio: gli addetti alle vendite sono coinvolti nel 45% dei casi di aggressione.

Le aggressioni sul lavoro si verificano in circa 6 casi su 10 nel Nord Italia, una su cinque nel Centro e il restante nel Mezzogiorno. In valore assoluto, la Lombardia (18,2%), l’Emilia-Romagna (13,8%) e il Veneto (9,0%) registrano il maggior numero di eventi per entrambi i generi. La stragrande maggioranza di questi infortuni non lascia postumi invalidanti permanenti (oltre il 90%), con un grado medio di inabilità superiore all’1% pari al 5%, senza differenze significative tra uomini e donne.

Nel 56% dei casi, la diagnosi è una contusione, seguita dalla lussazione (19%, con il 22% per le donne) e dalle fratture (11%, con il 13% per gli uomini). La testa è la parte del corpo più colpita, con oltre il 30% dei casi, seguita dagli arti superiori in un caso su 4.

Nel quinquennio 2019-2023, i decessi riconosciuti dall’Inail in occasione di lavoro sono stati 14, di cui 2 riguardano lavoratrici. La metà di questi incidenti mortali si è verificata nel Nord Italia. Le professioni con il maggior numero di vittime sono i conduttori di veicoli e il personale non qualificato, come gli addetti allo spostamento e consegna delle merci.

Valutazione dei rischi in ottica di genere: violenza e molestie sul lavoro.

Il Decreto Legislativo 81/08 sottolinea l’importanza di garantire una tutela uniforme per lavoratrici e lavoratori, tenendo conto delle differenze di genere, età e provenienza. Una corretta valutazione dei rischi in ottica di genere è fondamentale per attuare interventi preventivi efficaci. Non solo uomini e donne possono essere esposti a rischi diversi, ma possono anche reagire in modo differente alla stessa esposizione.

Il progetto Inail “Valutazione dei rischi in ottica di genere” fornisce strumenti per una valutazione mirata, con la pubblicazione, nel luglio 2024, di un volume che include 13 schede di supporto. Tra i rischi analizzati, emerge il rischio di violenza e molestie, un fenomeno trasversale che può manifestarsi in forme verbali, fisiche o psicologiche, soprattutto nei settori dei servizi. Il rischio può essere interno (da colleghi) o esterno (da clienti o utenti). In entrambi i casi, il datore di lavoro deve adottare misure di prevenzione come politiche di tolleranza zero, codici etici e sistemi di segnalazione efficaci per proteggere il personale.

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